Bologna Bella - la mostra

BOLOGNA Museo Storico Didattico della Tappezzeria "Vittorio Zironi"  8 giugno - 31 Luglio 2015


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In questa sezione è possibile approfondire alcuni contenuti delle opere in mostra: sono presenti le schede tecniche di alcune* opere - cliccando sulle immagini si potranno visualizzare ad alta risoluzione.

*La raccolta integrale delle immagini, disegni e fotografie della donazione è pubblicata nel libro della mostra.

SCHEDE DELLE OPERE SELEZIONATE

 

Bozzetto del recto di un pendente con rubini e zaffiri, riproduzione da un dipinto di Domenico Ghirlandaio.


Manifattura bolognese, Aemilia Ars; Alfonso Rubbiani (qui attr.); 1898-1903
Lapis, penna, inchiostro nero e acquerelli policromi su cartoncino.
Mm 137 x 78.
Sotto al disegno è una nota in corsivo a inchiostro nero: "Da una pittura/ del Ghirlandajo/ (Firenze)”; nell’angolo superiore destro è la lettera B.
Timbro Aemilia Ars in inchiostro blu chiaro nel verso dell'immagine.
Stato di conservazione: buono.
MDT, Carte Aemilia Ars, album 19, c.5v. e all., Scheda descrittiva s.d., ms., III: “III°/ Gioiello fiorentino del sec. XVI./ (disegno di Aemilia – Ars)/ Riprodotto da un quadro/ del Ghirlandajo (Galleria/ degli Uffizii a Firenze)”.


Bibliografia: C. Bernardini, 2008, p. 77, tav. XVI.
Bibliografia di riferimento: D. Liscia, 1977, pp. 296 - 297, ff. 189 – 189a.

 

Recto di pendente, riproduzione da un dipinto di Amico Aspertini.
Disegno.


Manifattura bolognese, Aemilia Ars;  Alberto Pasquinelli; 1898 -1903
Lapis, penna, inchiostro nero e acquerelli policromi su cartoncino.
Mm 110 x 68.
Sono presenti note esplicative e di esecuzione autografe, in corsivo a inchiostro nero e lapis: sotto al disegno, da sinistra “Grandezza maggiore / del vero”; “filo d’oro/ ametista nel mezzo/ smalti rossi./ Pietre ornamentali”; sotto al disegno del monile di profilo “Sezione”; in prossimità del lato orizzontale inferiore, rispettivamente a sinistra e a destra appare l’acronimo dell’autore, “APasq.”, seguito dalla cifra 4 1/2, e “Da un quadro di/ Amico Aspertini (1514)”.

Nell’angolo superiore, rispettivamente a sinistra e a destra, appaiono il numero 2 e la lettera B.
Stato di conservazione: buono.
MDT, Carte Aemilia Ars, album 19, c.3r.


Bibliografia: inedito.

Recto del pendente Felix deservi mare.

 

Bozzetto
Manifattura bolognese, Aemilia Ars, su ideazione di Alfonso Rubbiani (qui doc.); 1989 - 1903.
Lapis, penna, inchiostro nero e acquerelli policromi su cartoncino.
Mm 145 x 96 su cartoncino mm 158 x 118.
Iscrizione a caratteri capitali nella parte superiore del disegno, all’interno di un cartiglio accartocciato: FELIX DESERVI MARE.
Nel lato orizzontale inferiore del cartoncino di supporto appare una nota in corsivo a lapis: "Il disegno è il doppio”.
Timbro Aemilia Ars in inchiostro rosso.
Stato di conservazione: buono.
MDT, Carte Aemilia Ars, album 19, p. 21 e all., Scheda descrittiva s.d., ms., X: “X°/ Gioiello “Felix deservi mare” / Originale disegno di Aemilia -/ Ars (tipo Rinascenza)/ Nel dritto del gioiello la perla/ dicasi "felice di avere abban=/donato il mare"./ Nel rovescio la felce capel=/venere porta il motto “felice/ ornamento della bellezza/ sono allusioni gentili”.


Bibliografia: inedito.

Disegno del recto e del verso del pendente Patientia victrix

 

Manifattura bolognese, Aemilia Ars;

Alberto Pasquinelli (qui attr.) su ideazione di Alfonso Rubbiani; 1898 - 1903.
Lapis, penna e inchiostro nero su lucido; quadrettatura per trasporto in lapis (recto).
Mm 170 x 240.
Iscrizione a caratteri capitali nella parte centrale del disegno del recto: PATIENTIA VICTRIX.
Note di esecuzione in corsivo a lapis: nella parte centrale superiore “Fiore in centro/ blu davanti ( senza fregi )/ e rosso a tergo/ con qualche fre/gio lasciato in/ metallo/ Foglie verdi d’australe [?] benché verde piuttosto chiaro senza/ sfumature"; nella parte centrale inferiore "Giogo ornati lasciati in/metallo e fregio smalto/ rosso d’ambo le parti"; A fianco del disegno del recto, in alto a destra "Lettere rosse/ smalto ali/ rosso / smalto fiore blu/ atergo foglie verdi" e in basso "Giogo oro/ lucido / ali oro opaco".
Timbro Aemilia Ars in inchiostro rosso.
Stato di conservazione: discreto.
MDT, Carte Aemilia Ars, album 19, p. 29.


Bibliografia: inedito.

Recto e verso del pendente Et in coelo et in terra.
Disegno del recto

 

Manifattura bolognese (Aemilia Ars);

Alberto Pasquinelli su schizzo di Alfonso Rubbiani; luglio 1902 (dat.).
Lapis, penna e inchiostro nero su lucido, applicato su cartoncino.
Mm 95 x 71 su cartoncino mm 105 x 76.
Iscrizione a caratteri capitali nella parte centrale superiore del
disegno, all’interno di un cartiglio accartocciato: ET•IN/ COELO, ET•IN /TERRA. Note di esecuzione e sui materiali in corsivo a inchiostro nero; in corrispondenza dell’angolo superiore, rispettivamente a sinistra e a destra, appare il numero XVII e “Gioiello A/ Davanti”; in corrispondenza dell’angolo inferiore, rispettivamente a sinistra e a destra, “Luglio 902” e “Su schizzo Rubbiani/ APasq.” Nella parte destra del disegno appaiono indicazioni sui materiali e sui colori previsti: “brillante/ verde/ oro/ bianco/lettere d’oro, smeraldino”. Alcuni numeri e lettere posti all’interno del disegno (R, C, 1,2,3,4), sembrano riferirsi ad una legenda.
Stato di conservazione: buono.
MDT, Carte Aemilia Ars, album 19, c. 4v.


Bibliografia: inedito.
Bibliografia di confronto: E. Farioli e C. Poppi, 1981, p. 294, p. 334, n. 410.


Disegno del verso.

 

Manifattura bolognese (Aemilia Ars); Alberto Pasquinelli su schizzo di Alfonso Rubbiani; luglio 1902 (dat.).
Lapis, penna e inchiostro nero su lucido, applicato su cartoncino.
Mm 95 x 71 su cartoncino mm 105 x 76.
Note autografe a corsivo in inchiostro nero; in corrispondenza dell’angolo superiore, rispettivamente a sinistra e a destra appare “Tav. P.” e “Esergo Gioiello A”; in corrispondenza dell’angolo inferiore, rispettivamente a sinistra e a destra, “Luglio 902” e “Su schizzo/ Rubbiani/ Apasq.”. Nella parte destra del disegno appaiono indicazioni sui materiali e sui colori previsti: “brillante, verde, oro, rosso, verde, smalto in oro”.
Stato di conservazione: buono.
MDT, Carte Aemilia Ars, album 19, c. 4v.
 

Bibliografia: inedito.
Bibliografia di confronto: E. Farioli e C. Poppi, 1981, p. 294, p. 334, n. 410.

Recto del Pendente con iris e perle.

 

Manifattura bolognese, Aemilia Ars, Alberto Pasquinelli (qui attr.); 1900 (doc.) - 1903.

Lapis, penna, inchiostro nero e acquerelli su cartoncino.

Mm 111 x 86.

Note di esecuzione, di misura e materiali in corsivo a lapis: sotto all'immagine, a sinistra "Prospetto/Gioiello A"; alla sinistra dell'immagine: "78 mill."; in alto: "Ruterio/ e rosa" e "Beauv./avorio"; in coincidenza dell'angolo superiore destro appare "N° 1".

Timbro in inchiostro rosso "Aemilia Ars/via Ugo Bassi 21/Bologna".

MDT, Carte Aemilia Ars, album 19, c. 5v.

 

Bibliografia: C. Bernardini, 2008, p. 80, tav. XVI.

Recto e verso di medaglia celebrativa per Lina Bianconcini Cavazza.

 

Manifattura bolognese; Alfonso Rubbiani (qui attr.); 1910 (dat.).
Lapis e inchiostro nero su carta.
Mm 295 x 130.
Iscrizioni: nel recto, all’interno della cornice “SANDRO• GIAN LUIGI • FILIPPO” , nel verso, nel campo interno "MATRI/ CARAE"e all’interno della cornice “XVI APRILE • MDCCCLXXXV •MCMX”.
Note sui materiali a corsivo in lapis, acquerello blu e rosso e inchiostro nero; nel recto, nel campo interno “rosso”, “rosso”; nella parte superiore, a destra e a sinistra, “Il nastro oro e blu [cancellato] bianco” e “Il pino sia d’oro/ la pigna d’oro”; in prossimità del lato verticale, a sinistra e a destra, "Pavè di smeraldi/ oro/ bianco/ bianco/ oro/ bianco" e "Cerchietto/d'oro", "Fondo/ oro/ lettere bleù"; nel disegno del verso, nel campo interno è riportato "bleù" e, in prossimità del lato verticale, a sinistra e a destra, "fondo/ bleù/ lettere oro"e "fondo/ oro/ lettere/ rosse".
Stato di conservazione: buono.
MDT, Carte Aemilia Ars, album 19, p. 36.


Bibliografia: inedito.

Bozzetto del recto di un pendente per Albertina Munari.

 

Manifattura bolognese; Alfonso Rubbiani; 1912 (doc.).
Mm 122 x 82.
Lapis, penna, inchiostro nero e acquerelli policromi su carta.
Stato di conservazione: buono.
MDT, Carte Aemilia Ars, album 19, p. 40.


Bibliografia: inedito.

Abito femminile intero di colore bianco avorio.

 

Lunghezza totale anteriore cm 147,5, lunghezza totale posteriore cm 156, spalle cm 32, vita cm 59; altezza colletto cm 5.

Sartoria italiana; XX secolo (1910 circa).

N. inv. 2733. Donazione Famiglia Brunori Nizzi Nuti, Bologna.

Chiffon di seta avorio; tulle di seta avorio ricamato in seta dello stesso colore; organza di seta avorio; merletto in batista di lino ricamato; interventi in merletto ad ago in cotone avorio.

Applicazioni: sei elementi decorativi a corolla, realizzati nello stesso tessuto dell’abito avvolto su un’anima rigida, sono applicati sul lato anteriore e posteriore del corpetto; un cordonetto in seta avorio rifinisce l’apertura dorsale.

Fodera: chiffon di seta avorio nelle maniche e nel corpetto, sottoveste in taffetas di seta avorio.

Stato di conservazione: mediocre. Un’estesa lacerazione sotto la manica destra; numerose lacerazioni interessano la fodera interna in taffetas; l’aspetto originale del tessuto sembra essere stato alterato da una probabile operazione di stiratura.

 

Abito intero da giorno. Il corpetto, balenato con nove stecche,  presenta una scollatura carré velata da un inserto in tulle di seta doppiato in  organza e ricamato in filo di seta dello stesso colore con motivi circolari cadenzati entro una decorazione a serpentina. Gli stessi tessuti sono impiegati per realizzare la giumpe che sale a formare l’alto colletto, internamente sostenuto da  cinque stecche in galalite, fermato nel retro da cinque ganci metallici e ornato lungo il bordo orizzontale superiore da una ruche in organza pieghettata e da un breve bordo in batista di lino ricamata, che appare anche alla sommità della scollatura. La parte centrale superiore del corpetto, movimentata da quattro pieghe sciolte orizzontali, appare ulteriormente decorata da  due identiche bande di tessuto che raccordano la parte anteriore e posteriore dell’abito, fermate da sei elementi ornamentali a corolla a quattro petali. Le chiusure sono dorsali: il corpetto appare fermato nella parte alta della schiena da un pannello rettangolare, allacciato in corrispondenza della spalla sinistra mentre la profonda apertura posteriore è chiusa da sedici ganci metallici e tre automatici. Le maniche a giro, dritte, leggermente mosse nella parte superiore e chiuse ai polsi da quattro bottoni in madreperla, sono realizzate in tulle di seta ricamato e pieghettato doppiato con una fodera in organza.

La linea asciutta e verticale dell’abito appare sottolineata dalla mancanza del taglio che segna la vita, che è comunque internamente evidenziata da un nastro in saia di seta di colore avorio; la linea fluente della gonna, leggermente più lunga sul retro, mostra un perfetto à plomb, assicurato anche dalle due alte balze realizzate in prossimità dell’orlo, leggermente allargato dalla ruche della sottoveste in taffetas di seta avorio.

La particolare lavorazione del corpetto mostra ancora un richiamo delle tendenze stilistiche dell’inizio del secolo, al quale rimandano anche le stecche di balena interno, ma il raffinatissimo abito mostra nella fluidità della linea, un chiaro riflesso della rivoluzione promossa da Paul Poiret e il suo rilancio delle caratteristiche della moda Impero, avvenuta con la collezione Joséphine del 1907; la  linearità che contraddistingue le creazioni di moda realizzate entro il primo decennio del Novecento sono qui esaltate dalla scelta dei materiali impiegati, combinati in modo da realizzare un calibratissimo gioco di trasparenze e chiaroscuri.

Bibliografia: inedito.

Bibliografia di confronto: G. Chesne Dauphiné Griffo, I costumi, in Roma capitale 1870 – 1911. I piaceri e i giorni: la moda, Marsilio Editore, Venezia 1983, pp. 71 – 101.

P. Peri, Il fascino dell’apparenza. Centocinquant’anni di moda nella raccolta Pino Cordella, MCM Editore, Firenze 1998, pp. 40 – 41, nn. 16 – 17.

 

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  • Abito femminile in raso nero

     

    Lunghezza totale cm 136, spalle cm 38, maniche cm 35, sottomaniche cm 55; vita cm 76; altezza colletto cm 7.

    Sartoria italiana (Milano); XX secolo (1910 - 15 ca.).

    N. inv.: 3878. Donazione famiglia Ghini, Bologna

    Raso di seta nero,  chiffon di seta nero, organza di seta nera, filet di cotone nero ricamato in filato di seta dello stesso colore; gallone in seta nera, frangia in fettuccia nera, perline nere.

    Fodera: raso di seta nero e organza di seta bianca (colletto).

    Stato di conservazione: buono.

     

    Abito intero con chiusura dorsale, corpino di linea larga attorno al busto e ampio scollo a V apparentemente a lembi sovrapposti con scollatura velata dalla guimpe in chiffon di seta nera che sale a formare il colletto, doppiato in chiffon di seta bianco avorio e chiuso sul retro da cinque gancetti metallici. Maniche di linea ampia, corte al gomito e bordate dal gallone in seta, che segue anche il contorno della scollatura; sottomaniche in chiffon di seta nera, doppiate in organza bianca e con il polsino ornato all’orlo da due teorie di perline vitree nere. Il busto è comunque modellato da un corsetto interno in raso di seta nero che funge da fodera, balenato con nove stecche e chiuso sul dorso da 19 ganci metallici; la chiusura esterna avviene mediante otto automatici. La linea della vita appare leggermente spostata verso l’alto ed è sottolineata da una ruche in raso di seta nera. La gonna, di linea svasata e realizzata con teli asimmetrici, scende fino a terra ed è decorata da un fittizio scialle in filet nero ricamato e frangiato in seta dello stesso colore che, nascente dal lembo interno del corpetto, scende poi verso il basso in modo assimetrico, allungandosi a punta sulla destra del modello.

    L’abito venne realizzato per Ersilia Lonati Battaini da una prestigiosa sartoria milanese e appare caratterizzato dal sapiente impiego di tessuti di diverso peso e trasparenza e, in particolare, dalla originale e fittizia presenza dello scialle in filet nero frangiato; la linea della vita, già leggermente spostata verso l’alto, mostra un rimando all’innovativa linea Impero lanciata nel 1907 da Paul Poiret, qui ancora abbinata  al sottostante corpetto balenato.

    Bibliografia: inedito.

    Bibliografia di confronto: G. Chesne Dauphiné Griffo, I costumi, in Roma capitale 1870 – 1911. I piaceri e i giorni: la moda, Marsilio Editore, Venezia 1983, pp. 71 – 101.

    P. Peri, Il fascino dell’apparenza. Centocinquant’anni di moda nella raccolta Pino Cordella, MCM Editore, Firenze 1998, pp. 40 – 41, nn. 16 – 17.

     

     

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